Categoria:

Se consideriamo il bisogno naturale dei bambini di succhiare, dobbiamo riconoscere che l’uso del ciuccio è principalmente una risposta influenzata dalla cultura.

Il seno materno, in realtà, è in grado di soddisfare da solo le esigenze di suzione, sia a fini nutritivi che non nutritivi.

Tuttavia, varie circostanze personali e familiari, insieme alla frenesia della società moderna, spingono molti genitori a optare per l’uso del ciuccio come soluzione: questo può essere un’alternativa valida, ma è importante che non diventi l’unico strumento utilizzato.

L’uso eccessivo e automatico del ciuccio per calmare il pianto del bambino comporta il rischio che il bambino e i genitori reagiscano in modo passivo alla situazione.

Il bambino potrebbe vedere nel ciuccio l’unico mezzo per ottenere un immediato sollievo, mentre i genitori potrebbero essere disincentivati dal cercare le vere cause del disagio manifestato dal loro figlio.

Al contrario, se i genitori riescono a sopportare la frustrazione del bambino e a rispondere alle sue emozioni attraverso il contatto visivo, l’espressione facciale e il contatto fisico, forniranno al bambino un supporto per sviluppare una competenza emotiva cruciale: imparare a regolare le proprie emozioni.

Questo processo non dovrebbe essere sostituito o indebolito da un uso eccessivo del ciuccio, ma dovrebbe essere incoraggiato e sostenuto attraverso l’interazione emotiva e il futuro sviluppo del linguaggio.

L’età che dovremmo considerare per togliere del ciuccio

Le linee guida dell’American Academy of Pediatrics (AAP) suggeriscono di evitarne l’uso durante le prime 4-6 settimane dopo la nascita, periodo critico per l’allattamento.

In seguito, si consiglia di toglierlo entro i 2-3 anni di età, al fine di prevenire potenziali problemi come malocclusioni dentali e disturbi del linguaggio.

Il significato della rimozione del ciuccio varia a seconda dell’età del bambino, poiché il suo valore si evolve nei diversi stadi dello sviluppo.

Nei primi 6 mesi di vita, la bocca del bambino svolge un ruolo centrale non solo nell’alimentazione ma anche nella percezione del proprio corpo e del mondo circostante.

Succhiare il ciuccio e esplorare oggetti con la bocca fornisce al bambino importanti informazioni sensoriali su gusti, consistenze e temperature, aiutandolo a costruire una percezione più precisa del proprio corpo e del suo ambiente. Inoltre, il ciuccio gli offre conforto e un senso di sicurezza, poiché può calmarsi da solo.

Intorno ai 6 mesi, il bambino raggiunge diversi traguardi cruciali: inizia lo svezzamento, sperimentando cibi diversi dal latte materno, e inizia a esplorare il mondo intorno a sé attraverso il gattonamento.

In questo periodo di crescita, che lo spinge a diventare più indipendente ma gli causa anche ansia da separazione, il ciuccio assume il ruolo di un oggetto di transizione tra la totale dipendenza e una dipendenza più relativa.

Diventa un simbolo delle figure affettive e lo aiuta a tollerare la separazione dai genitori quando non sono presenti, rassicurandolo.

Verso i 3 anni, il bambino fa progressi significativi nel linguaggio e sviluppa la capacità di mantenere un legame emotivo con i genitori anche quando sono fisicamente assenti.

In questa fase, il ciuccio tende a essere abbandonato spontaneamente in favore di strategie più mature di consolazione, poiché il bambino diventa capace di interiorizzare il supporto emotivo delle figure di riferimento.

Infine, la ricerca ha dimostrato che un periodo prolungato di allattamento, superiore ai 9 mesi, è correlato a una minore necessità di suzione non nutritiva prolungata, suggerendo che la soddisfazione dei bisogni di dipendenza può contribuire all’indipendenza dal ciuccio.

Come togliere il ciuccio senza traumi

Molti genitori si domandano se esista un approccio Montessori per aiutare i loro bambini a smettere di usare il ciuccio.

In realtà, sebbene i principi della gradualità e dell’incoraggiamento all’indipendenza possano rendere la transizione più agevole, non esiste un metodo definito, che sia Montessori o di altra natura.

Smettere di utilizzare il ciuccio gradualmente significa rispettare il ritmo del bambino, evitando bruschi cambiamenti nella sua routine quotidiana.

Eliminare il ciuccio da un giorno all’altro seguendo un’impulso personale o adottare strategie per renderlo meno attraente, come inventare storie su una “fatina” che lo ha portato via di notte, non sono soluzioni raccomandate.

Questi approcci repentini rischiano di interferire con il “pensiero magico” dei bambini, che li impedisce di distinguere tra realtà e immaginazione, contribuendo a creare l’idea che il mondo sia imprevedibile.

Questo può generare sentimenti di insicurezza, rabbia, impotenza e paura, che a loro volta possono manifestarsi in disturbi del sonno e cambiamenti nei comportamenti legati all’alimentazione e all’evacuazione.

È invece più efficace osservare il bambino quando esprime le sue emozioni riguardo alla separazione dal ciuccio, prendendo sul serio le sue reazioni e la possibile frustrazione, senza minimizzare i suoi sentimenti o deriderlo.

Bisogna evitare frasi del tipo: “Ormai sei grande, perché hai ancora bisogno del ciuccio?”. Inoltre, non è consigliabile distrarlo con ricompense o consolazioni.

È preferibile invece sottolineare con naturalezza, in situazioni quotidiane, i benefici di avere una “bocca libera”.

Ad esempio, quando il bambino utilizza un linguaggio chiaro, si può notare che lo comprendiamo perfettamente, incoraggiandolo nel suo sviluppo.

È cruciale che la decisione di smettere di usare il ciuccio, anche se guidata dai genitori, coinvolga attivamente il bambino.

In questo senso, è possibile concordare con lui un luogo in cui riporre il ciuccio durante il giorno: inizialmente in un posto a lui accessibile, come un cassetto o un armadietto, e poi progressivamente in luoghi meno accessibili.

Il messaggio è che il ciuccio non è proibito, ma neanche sempre a disposizione.

È qualcosa che può aiutare di tanto in tanto, quando si ha bisogno di conforto, ma non sempre.

Infatti, il conforto, la calma e la consolazione possono derivare da attività piacevoli, come respirare profondamente, ricevere coccole dai genitori, leggere un libro, cantare o ascoltare musica, e così via.

Anche per i bambini, come per gli adulti, adattarsi ai cambiamenti può essere difficile.

Pertanto, è consigliabile evitare di iniziare la transizione contemporaneamente ad altre importanti transizioni nella vita del bambino, come l’ingresso alla scuola dell’infanzia, la nascita di un fratellino o una sorellina, il passaggio dal pannolino al vasino, un trasloco, e così via.

Addormentarsi senza il ciuccio

Il momento di addormentarsi senza il ciuccio è un passaggio delicato nel processo di smettere di utilizzarlo.

Questo momento rappresenta una forma di separazione dalle figure di attaccamento ed è particolarmente temuto dai bambini dopo i 6 mesi di età.

Per i bambini che hanno paura del buio, tipicamente dai 3 anni in su, addormentarsi senza il ciuccio può risultare particolarmente complicato.

Ecco alcune strategie per affrontare questo passaggio:

  • Rituali rassicuranti prima di dormire: Creare rituali rassicuranti prima di andare a letto può aiutare il bambino a sentirsi al sicuro. Coinvolgere entrambi i genitori, quando possibile, in questi rituali può essere ancor più rassicurante. Questi rituali dovrebbero essere tranquilli e confortanti.
  • Un oggetto familiare: Offrire al bambino un oggetto familiare, come un orsacchiotto o una copertina, può servire come sostituto affettivo dei genitori. Questo oggetto può rassicurare il bambino e aiutarlo a sentirsi meno solo durante i momenti in cui la mancanza dei genitori potrebbe generare ansia.
  • Storie e racconti: Raccontare storie di personaggi che affrontano sfide, anche non legate al ciuccio, può stimolare l’imitazione e l’identificazione del bambino. Questo può sostenerlo nel processo di cambiamento.
  • Giochi di ruolo e con le bambole: I giochi di ruolo e il gioco con le bambole offrono al bambino l’opportunità di esplorare e rielaborare le proprie emozioni. Potrebbe inserire il tema del ciuccio o del suo abbandono nei giochi, e questo dovrebbe essere lasciato libero di fare, senza interferenze. Questi giochi permettono al bambino di esprimere desideri e paure, aiutandolo a elaborare le sue esperienze in un ambiente di gioco protetto.

Attraverso il gioco, il bambino può esprimere il desiderio di crescere, identificandosi con personaggi forti e eroici, ma può anche manifestare la paura della crescita.

Attraverso queste esperienze e altre sfide, il bambino costruirà gradualmente una sicurezza interiore che lo spingerà a diventare più autonomo e sperimentare nuovi aspetti della sua crescita, inclusa l’abilità di addormentarsi senza il ciuccio.

Leggi anche:

Il gioco nella crescita del bambino